L’Enciclica ovvero una “lettera circolare”

L’importanza di un testo pontificio rivolto a tutti

Il 3 ottobre 2020 proprio presso la tomba di San Francesco nella Basilica di Assisi, Papa Francesco firmava la sua ultima lettera enciclica dal titolo suggestivo e ricco di speranza: “Fratelli tutti”. Anzitutto risulta necessario spiegare cosa sia una lettera enciclica. Letteralmente questa parola significa “lettera circolare”: è un testo di carattere pastorale o dottrinale che il Papa rivolge ai vescovi e ai fedeli. Di norma è redatta in latino e prende il titolo dalle prime parole del capitolo introduttivo-iniziale.

L’enciclica dunque non è un documento di pura teologia indirizzato solo ed esclusivamente agli addetti ai lavori quali possono essere gli studiosi, i ministri della Chiesa, i docenti universitari, si tratta invece di una lettera aperta rivolta a tutti i fedeli cattolici e anche a i non credenti sparsi nel mondo, con l’obiettivo di far risuonare la parola viva del Vangelo nell’oggi della nostra società, segnata in maniera così profonda e terribile dalla pandemia.

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È importante “sognare insieme”

Questa lettera è davvero possibile considerarla come una boccata d’aria fresca e uno spiraglio di luce che il Papa, nella sua saggezza e lungimiranza pastorale, ha irradiato sull’umanità ferita dalla piaga del virus. Il desiderio che abita il cuore del pontefice è proprio quello di

far rinascere fra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità […] Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che no c’è; i sogni si costruiscono insieme” (p. 34).

Il Papa, sull’onda della testimonianza del Santo Poverello di Assisi con la sua passione per la freschezza del messaggio evangelico, ci richiama, attraverso pagine dense di messaggi diretti al cuore, quanto sia fondamentale riscoprire il valore della fraternità umana, che è capace di oltrepassare qualsiasi tipo di barriera o distanza fisico-geografica, mentale, ideologica.

Sembra quasi paradossale, in un’epoca in cui siamo ormai da oltre un anno costretti ad indossare mascherine e mantenere il “distanziamento” fra le persone, che Papa Francesco ci inviti non solo a riflettere sul significato dell’essere fratelli e sorelle ma su come è possibile costruire rapporti umani di prossimità vera, efficace e amorevole nonostante le importanti e assolutamente necessarie norme da rispettare, al fine di limitare il contagio.

La riscoperta di un nuovo senso di “parentalità”

Non è dunque fuori luogo l’invito a “riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita” (pag. 29). Si tratta di un rinnovato modo di intendere il significato della parentalità umana, del legame fra le persone e dell’appartenenza all’altro. Inoltre, lo stesso San Francesco allarga ulteriormente l’orizzonte parentale alle creature.

Tutti noi ricorderemo il famoso Cantico di frate Sole, il primo testo in assoluto che apre il mondo della letteratura italiana e della nostra lingua l’italiano è un’opera magnifica del Poverello di Assisi. Il Cantico rappresenta la prima espressione della poesia religiosa in volgare, con lo scopo di dare lode al Signore in quanto Creatore di tutto ciò che costituisce l’universo, ovvero il sole, l’acqua e il fuoco che vengono elogiati per la loro bellezza e positività, senza alcun accenno alle potenzialità negative che queste portano con sé. L’intento infatti è quello di dare testimonianza da un lato dell’onnipotenza di Dio, dall’altro del forte legame di parentela che ci fa essere fratelli e sorelle di tutte le cose create da Dio. Di qui nasce l’invito al prendersi cura nei confronti delle cose create, visibili, verso la considerazione e comprensione di ciò che è invisibile, trascendente.

L’originario invito evangelico alla “fratellanza universale”

In realtà l’invito primario alla riconsiderazione della fratellanza umana risiede nel messaggio evangelico “Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli” (Mt 23, 8), e il testo evangelico spiega anche il motivo per cui dobbiamo essere e considerarci tutti fratelli, a motivo del fatto che siamo figli/e di uno stesso unico Padre: “E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo” (Mt 23, 9).

Il tema della cura poi si concretizza nella ripresa della parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 25-37), che il Papa analizza nel secondo capitolo dell’Enciclica, denunciando il male dell’indifferenza nei confronti dei feriti dell’umanità, per ristabilire il vero senso della dignità umana che si sintetizza nell’amore e nella dedizione al fratello e alla sorella che incontra sul suo cammino.

L’importanza della “cura”

Emerge anche l’importanza dell’incontro, del fermarsi e quindi del dedicare il tempo per l’altro, del “vedere” le necessità, saper cogliere cosa abita nel cuore dell’uomo e poi partire all’azione, al prendersi a cuore le situazioni, le persone.

Prendersi cura quindi non significa solo soccorrere chi si trova nel bisogno, ma come agisce il Samaritano Buono, mantenete anche a distanza quel legame che unisce, ama, si preoccupa del futuro. Anzi il gesto del Samaritano diventa “contagioso” e quasi un passaggio di consegne: “Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno” (Lc 10, 35).

Fratellanza dunque significa “prossimità”, non nel senso esclusivo di vicinanza fisica, ma di attenzione, dedizione, consegna di sé, in sostanza amore. L’invito dunque è a tutti di leggere questa lettera enciclica che si può trovare gratuitamente al seguente indirizzo.

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