Teologia della bellezza: il contributo di S. Agostino d’Ippona.

Il tema dell’estetica e la teologia della bellezza

Il tema dell’estetica rappresenta uno dei filoni di ricerca che ha segnato da sempre la riflessione filosofica e, di conseguenza anche la teologia.

Ponendo la nostra attenzione sul grande tema della bellezza, può essere utile il contributo di Sant’Agostino influenzato da due filosofi antichi, Platone e Plotino, che egli ha studiato con passione, e che in un certo senso hanno influenzato il suo modo di concepire la bellezza.

Infatti, grazie a Platone, Sant’Agostino riuscì a superare lo scetticismo che negava in maniera assoluta l’esistenza della verità.

Grazie a Plotino, superò il materialismo che gli impediva di cogliere il mondo spirituale, e il difficile problema del male che lo afflisse molto in gioventù.

Possiamo affermare come la conversione sia stata un punto di svolta nella sua esistenza, segnandola in maniera definitiva: egli, con essa, sperimenta il passaggio dalla passione filosofica alla passione della fede, che diventa vita di autentica testimonianza cristiana.

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Linee essenziali della concezione agostiniana

Alla luce di questa svolta radicale, la bellezza assume un significato spirituale ed è interpretata per esprimere Dio “Padre di ogni bellezza”, il creato inondato della bellezza del suo Creatore, l’uomo immagine di Dio, Gesù Cristo “il più bello dei figli dell’uomo”, la Chiesa sposa di Cristo ed infine, la bellezza artistica come imitazione della assoluta Bellezza: questo sono alcune linee essenziali circa la concezione estetico-teologica agostiniana, in cui si assiste ad un vero e proprio trascendimento dalle realtà terrene a Dio.

Questo rappresenta davvero il motivo centrale e il filo conduttore di tutta la riflessione circa il bello.

L’interesse agostiniano per il tema della bellezza

Nella sua vita, Sant’Agostino è stato davvero un cultore appassionato della bellezza, e questo emerge molto chiaro sia dallo stile delle sue opere, in cui si intravede la sua sensibilità attratta da tutto ciò che è bello, sia dal contenuto della sua elaborazione filosofico-teologica.

A questo proposito, possiamo partire da una tappa importante, a cui egli stesso farà costante riferimento, che fu la lettura dell’Ortensio di Cicerone. Da quel momento in lui si accese il profondo desiderio di quella “sapienza immortale con incredibile ardore di cuore” (Conf. III 4,7), ma si trattava di una sapienza che doveva essere perseguita con il solo esercizio della ragione.

Grazie alla conversione, e con lo studio della Sacra Scrittura, si convinse sempre di più che Dio, Somma Sapienza è anche Somma Bellezza; per questo motivo, con desiderio ardente, si mise alla ricerca di essa anzitutto nella natura dove tutte le cose create, pur nel loro essere limitate, portano impressa l’impronta di verità, bontà e bellezza del loro Creatore.

Nell’uomo, dove la bellezza tocca la sua interiorità, ed è immagine di Dio nel suo spirito proprio perché egli pensa a ama come Dio. Nella società, in cui dire bellezza è la stessa cosa che dire giustizia, pace, ordine, e nella Chiesa, che rivela la sua bellezza nel suo essere segno di unità: Bellezza, verità, ordine, unità appartengono tutte a Dio, ed è proprio questo il tema centrale di tutta la riflessione agostiniana circa il bello, analizzando soprattutto il libro delle Confessioni, con qualche riferimento ad altri testi emblematici, che vanno a toccare il tema del bello, e in particolare anche alcuni brani della Sacra Scrittura, ripresi dallo stesso S. Agostino.

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Claudio Daniele

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