Il nuovo Messale: un tesoro di preghiera e tradizione

Piccole ma significative variazioni introdotte nell’edizione 2020 e il loro impatto sulla partecipazione dei fedeli

Il Messale è quel grande libro dalla classica copertina rossa, che si trova sull’altare e presso la sede del celebrante. Si tratta di un testo fondamentale, il libro liturgico per eccellenza, una sorta di vademecum che contiene tutte le preghiere necessarie per la celebrazione dell’Eucarestia e di altri Sacramenti.

 

Nell’ultima edizione del 2020, per quanto riguarda la partecipazione dei fedeli sono state introdotte alcune piccole variazioni, che a prima vista potrebbero apparire insignificanti, ma che in realtà, rivelano un attento e profondo lavoro di revisione da parte della Commissione episcopale per la liturgia, che ha dedicato tempo, riflessione e rigorosa attenzione ai minimi particolari.

Messale romano - la nuova versione del 2020 - Teologo Claudio Daniele

L’attenzione ai generi

Nel “Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle” quest’ultima precisazione sta ad indicare l’attenzione che il messale vuole riservare alla considerazione di entrambi i generi maschile e femminile, all’interno del popolo di Dio che è la Chiesa, specificando il ruolo e la presenza femminile nella preghiera che tutti rivolgono all’atto penitenziale, si tratta di una vera e propria inclusione.

Sempre durante l’atto penitenziale al posto della triplice invocazione “Signore pietà” il nuovo messale prevede l’utilizzo dell’antica formula greca “Kyrie elèison” “Kriste elèison”: questa scelta intende rimarcare la significatività della misericordia di Dio che supera di gran lunga il semplice perdono dei peccati. Si tratta anche di un riconoscimento chiaro della Signoria di Dio che si traduce nella Storia della Salvezza come amore fedele e misericordioso.

 

Il “Gloria” presenta una revisione nelle parole “pace in terra agli uomini, amati dal Signore” che va a sostituire la precedente “pace in terra agli uomini di buona volontà”; con l’intento di riportare in maniera più fedele l’annuncio degli angeli la notte di Natale che lodavano Dio dicendo:

“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2, 14)

Le novità del Padre nostro

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi
li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male

La novità più interessante sta proprio nella conclusione del testo che tutti conosciamo, ma che in questa affermazione ha riacquisito il senso autentico della preghiera consegnataci da Gesù e che, in qualche modo, offre un senso davvero autentico all’atto del perdono e dell’affidamento a Dio. L’invocazione “non abbandonarci alla tentazione” ci ricorda che nel momento della prova abbiamo bisogno dell’aiuto e della protezione divina, abbiamo necessità di un Alleato forte e fedele contro il male, esattamente sull’esempio di Gesù che, di fronte alle tentazioni nel deserto, fece riferimento esplicito alla Parola di Dio, affidandosi a quel Padre che da sempre lo ha sostenuto e accompagnato nel cammino della Sua esistenza terrena. Così ha cacciato e sconfitto il maligno. Anche noi fedeli siamo invitati a riconsiderare la tentazione come opera del male e quindi a chiedere aiuto e protezione da parte di Dio affinchè ci accompagni in questo combattimento.

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