Il soffio vitale

L’azione di Dio è al medesimo tempo plastica e pneumatologica

All’inizio del capitolo 2 del libro della Genesi si narra la creazione dell’uomo: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gen 2, 7). A partire da questo versetto si può intravedere il senso profondo racchiuso nella teologia biblica della Creazione in cui l’azione di Dio è al medesimo tempo plastica e pneumatologica, ovvero Dio, attraverso la concreta e significativa immagine del vasaio, con le sue mani modella la figura umana che però non è ancora impregnata di vita. Il secondo passaggio indica la specificità dell’azione creatrice che non è solo quella di produrre ma di conferire vita attraverso il soffio dello Spirito.

Teologia della creazione - L’azione di Dio è al medesimo tempo plastica e pneumatologica

Il legame inscindibile tra concretezza e spirito

Si percepisce sin da subito come la concretezza umana rappresentata dalla “polvere del suolo”, la carnalità, la condizione creaturale non possono essere concepiti senza il riferimento alla qualità spirituale. L’uomo nella sua considerazione integrale non può che essere costituito di corpo e spirito, inscindibilmente connessi e interconnessi. La vita quindi è una dimensione indisponibile all’uomo se non per dono e intervento di Dio che la offre attraverso l’immagine del “soffio vitale”, che rappresenta in maniera chiara e simbolica l’importanza del respiro che dice la presenza di vita (un corpo che non respira più è morto). Dio dunque è l’artefice della vita in quanto Lui stesso è la Vita per eccellenza.

Lo spirito che ordina e ricrea

Questa riflessione si fonda anche a partire dai primi versetti del capitolo 1 di Genesi:

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Gen 1, 1-2).

Come si evince da questo passaggio si precisa ulteriormente il fatto che lo spirito di Dio, ovvero la sua presenza benefica, vitale, ordinata è posta come antidoto nei confronti della deformità della terra, delle tenebre. Inoltre questo spirito è posto “sulle acque”, a dire una relazione stretta fra la vita che lo spirito di Dio porta con sé e l’acqua che sia nella Sapienza antica, sia nella tradizione dei popoli medio orientali era considerata un principio di vita e una garanzia di sopravvivenza, in contrapposizione alla terra desertica. All’origine di tutto, secondo quel “In principio” vi è questa presenza divina che nella lingua ebraica è definita come Ruàh in greco pnèuma. Proprio questo termine “soffio” sta anche ad indicare il fatto che la vita sia qualcosa di fragile, che non si può afferrare, rinchiudere, che va dunque protetta, preservata, poiché come si suol dire “la vita è un soffio”.

Nella riflessione cristiana sul Dio Trinitario lo Spirito che “procede dal Padre e dal Figlio” è però non solo coincidente con la vita dell’uomo, bensì è Dio stesso che abita il cuore dell’uomo e così lo vivifica. Lo Spirito è Dio che dona se stesso per rendere vivo l’uomo: ciò è ben evidente nel racconto della morte di Gesù il quale “emise lo spirito” ovvero consegnò nelle mani del Padre la sua vita “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito” quasi a restituire al Padre tutta la sua esistenza affinchè le Sue mani possano riplasmarla attraverso un atto di Nuova Creazione. Questa è la Risurrezione dai morti.

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Claudio Daniele

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