Teologia e
ARTE
I mondi dell’arte e della teologia, da sempre, hanno avuto un legame pressochè indissolubile.
Un viaggio ricco di significato tra arte e teologia.
Un viaggio ricco di significato tra arte e teologia.
UN VIAGGIO TRA SACRO E PROFANO
UN VIAGGIO TRA SACRO E PROFANO
Il connubio tra teologia e arte da sempre affascina il teologo che sempre è alla ricerca del comprendere l’animo profondo del proprio essere.
La maggior parte delle opere che possediamo nei musei, gallerie d’arte è ovviamente nelle chiese sia di carattere sacro-religioso.
Questa riflessione può essere esperienza un po’ di tutti: ogni volta che ci rechiamo in vacanza o in visita in una qualsiasi città del mondo, se vogliamo vedere e ammirare le principali opere d’arte che lì sono custodite, per forza di cose, oltre che nei musei, ci rechiamo a visitare le chiese.
Questo dipende dalla necessità intrinseca dell’uomo di rappresentazione del divino, e il grande desiderio da parte dell’umanità di voler raffigurare ciò che per principio non si può rappresentare, poiché assoluto mistero.
Possiamo definire la teologia come una vera e propria forma d’arte, e viceversa l’arte come espressione e formazione teologica disponibile e aperta a tutti perché proprio così deve essere l’arte: un patrimonio che appartiene a tutti!
Claudio Daniele
Possiamo definire la teologia come una vera e propria forma d’arte, e viceversa l’arte come espressione e formazione teologica disponibile e aperta a tutti perché proprio così deve essere l’arte: un patrimonio che appartiene a tutti!
Claudio Daniele
L’arte primitiva rappresenta una delle prime forme di arte teologica.
Se partiamo dall’arte primitiva ci rendiamo immediatamente conto di come le prime forme di arte teologica siano collocate in episodi che raffigurano scene di caccia.
Questa forma di arte viene anche denominata propiziatoria, ossia l’uomo raffigura il fatto di cacciare ad es. il bisonte, augurandosi che ciò avvenga nella realtà, ossia che questo si realizzi per la sopravvivenza stessa dell’uomo che dipende totalmente dal Dio a cui fa riferimento.
In questo caso specifico, il bisonte che viene raffigurato con estrema precisione e accuratezza (anche nei particolari), risulta essere più grande dei tanti esseri umani raffigurati in maniera stilizzata che lo accerchiano e, con le loro semplici armi, tentano di ucciderlo.
A prima vista sembrerebbe paradossale: come mai se il bisonte è il loro Dio, gli uomini lo uccidono?
Perché nella concezione teologica dell’uomo primitivo la possibilità di cibarsi della carne del Dio, era sinonimo di acquisizione di grande forza e di potenza esattamente come il possente animale, che tra l’altro incuteva grande timore, per la stazza e l’irruenza.
Insomma il desiderio che abitava il loro cuore era di essere come Dio, e ciò poteva avvenire solo cibandosi di lui.
A ben vedere questa storia antica come il mondo, è davvero vicina alla considerazione teologica cristiana del sacrificio di Cristo sulla croce il quale si dona, già nell’ultima cena, come corpo e sangue, per la salvezza dell’umanità. L’unica discriminante sta nel fatto che Gesù si consegna alla morte, ossia si lascia inchiodare sulla croce e non viene ucciso semplicemente per mano e decisione degli uomini.
Teologo
Claudio Daniele
Tornando al concetto che vuole comprendere a fondo il rapporto tra arte e teologia, si può evincere come questo legame forte tra le due discipline sia stato reso enfatizzato soprattutto a partire dall’arte paleocristiana in poi.
Nel Medioevo, la scelta di raffigurare scene evangeliche, vite dei Santi e di Maria, immagini devozionali, ecc…ha portato alla considerazione che tutta questa forma d’arte venisse definita come la “Biblia pauperum” cioè la “Bibbia per i poveri”. Questi ultimi intesi non nel significato dell’indigenza materiale, ma nel senso positivo del termine di coloro che erano “ignoranti” ossia poveri di strumenti quali la capacità di leggere e di scrivere, per cui bisognosi dell’immediatezza dell’immagine.
La categorizzazione del “povero” in questo caso specifico è davvero una indicazione biblico-teologica del considerare la povertà non come assoluta assenza di qualsiasi mezzo, sostentamento, possibilità, ecc… bensì indica la purezza d’animo (i cosiddetti “poveri in spirito”), ossia la disponibilità sincera e aperta alla scoperta e al riconoscimento del bello attraverso la semplice contemplazione dell’opera d’arte.
La simbologia Cristiana
L’arte diventa dunque una vera e propria forma di catechesi.
Con l’evolversi del tempo, l’arte assume un significato sempre più profondo, trasformandosi in uno strumento volto a trasmettere la catechesi.
Grazie alla sua immediatezza, l’arte diventa una vera e propria forma di catechesi con l’obiettivo di dare a tutti la possibilità di conoscere le basi del proprio credere…una vera e propria forma di inclusione e di accompagnamento pedagogico.
Questo dato importante è reso ancora più significativo da tutto quell’ambito artistico che va sotto il nome di simbologia cristiana, o simbologia religiosa in generale.
La raffigurazione dei simboli assume il ruolo fondamentale di espressione dell’inesprimibile, cioè il simbolo (dal greco syn+ballein: mettere insieme) raffigurato assume un potere di significato e di linguaggio in codice che solo i veri credenti possiedono.
Se pensiamo al lungo periodo delle persecuzioni dei cristiani (circa tre secoli) questa forma di arte si è sviluppata in particolare nelle catacombe, che oltre a essere luoghi di rifugio, sepoltura e di preghiera erano delle vere e proprie gallerie d’arte (tutt’oggi visitabili) in cui le raffigurazioni non avevano l’obiettivo estetico del bello, ma avevano lo scopo di trasmettere un significato anche attraverso dei giochi di parole come gli acrostici (pensiamo ad es. al significato simbolico del pesce che in greco si pronuncia icthys: le lettere di questa parola diventavano le iniziali di altre parole che insieme formavano la frase “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), insomma una sorta di professione di fede.
Potremmo allora considerare la teologia come una vera e propria forma d’arte, e viceversa l’arte come espressione e formazione teologica disponibile e aperta a tutti perché proprio così deve essere l’arte: un patrimonio che appartiene a tutti!