Teologia della creazione
Dai racconti biblici sulla Creazione ecco cosa emerge
Ciò che emerge dai racconti biblici sulla Creazione (Genesi 1 e 2) è la presenza e l’opera di un Dio che agisce con sapienza. Questa parola “Sapienza” deriva dal latino e se da un lato vuole significare la capacità conoscitiva (“sapère”), profonda di Saggezza, dall’altra rimanda ad un’offerta di senso ovvero “sàpere” cioè “conferire-dare sapore”. La sapienza creatrice di Dio emerge non solo dalla molteplice serie di creature e la loro fondamentale presenza per il creato, ma anche dal fatto che tutto è creato in funzione di un senso un obiettivo vitale. Anzi in fondo ad ogni gesto di creazione emerge il carattere di dono e di promessa che questo porta con sé: ad es. la luce è dono perché permette di chiarificare la realtà ed è promessa di un bene che sconfigge le tenebre del male. Dio non solo trasmette la vita, ma le conferisce gusto, sapore, senso. La narrazione mitica del libro della Genesi riporta dunque ad una Sapienza antica che ovviamente non ha la pretesa di spiegare scientificamente l’origine del mondo e dell’uomo, ma ha la pretesa di offrire un senso, una direzione di marcia su tutto ciò che nel mondo è portatore di vita.

Il senso morale del “dominio”
Di qui il senso anche morale di un rispetto nei confronti del creato in quanto dono di Dio, in quanto impregnato di Dio stesso. Un rispetto che la Bibbia identifica con il verbo “dominare” ovvero l’uomo è chiamato a “prendersi cura” cosciente del fatto che proprio in quanto posto al disopra di ogni creatura, questo lo deve ulteriormente responsabilizzare ovvero prendendosi a cuore tutto ciò che Dio ha consegnato nelle sue mani. Non si tratta di un dominio dispotico ma di un dominio sullo stile di Dio che, proprio nella lingua latina è definito “Dominus” ovvero “Signore”. Non a caso Dio pose l’uomo nel Giardino come “culmine della Creazione” e “Signore del Creato” affidandogli un ruolo di corresponsabilità, di prosecuzione della vita in unione con Dio stesso unico Autore e Detentore dell’esistenza.
Sapienza capace di stupore
Inoltre, la Sapienza di Dio emerge anche nel fatto che a conclusione di ogni giorno Dio stesso si compiace del proprio lavoro. Hanno segnato la storia le parole “Ed era cosa buona” ripetute più volte (questo è un dato che rimanda alle ripetizioni molto importanti nella tradizione orale che ci ha consegnato questi racconti). Ciò che qualifica la Sapienza è la bontà intrinseca di ciò che Dio crea: tutto risulta dunque buono ovvero valido, utile, vitale, addirittura bello. La vera Sapienza inoltre è quella che permette agli occhi di Dio e a quelli dell’uomo di sapersi ancora stupire difronte alle meraviglie della natura. La Sapienza dunque non è solo prerogativa divina bensì è anche offerta all’intelligenza umana in quanto l’uomo “creato ad immagine e somiglianza di Dio” ne condivide ogni qualità specifica pur rimanendo creatura altissima.









