Il senso cristiano della pace

Una necessaria riflessione sul senso cristiano della pace tra i popoli, a partire dall’enciclica di San Giovanni XXIII

A distanza di 60 anni dalla pubblicazione dell’Enciclica “Pacem in terris” del Santo Papa Giovanni XXIII, pare opportuno lasciarsi ancora oggi interpellare da alcuni passaggi significativi di questo documento magisteriale, che sembra scritto appositamente per il drammatico scenario bellico a cui assistiamo ogni giorno e che purtroppo sta innescando una escalation di attacchi, intimidazioni e minacce.

Sarebbe davvero importante una lettura del testo dell’Enciclica che fu rivolta per la prima volta non solo ai vescovi, alle varie autorità ecclesiastiche e ai credenti ma il Papa ardisce parlare “a tutti gli uomini di buona volontà”. Questa prima sottolineatura ci fa intendere come il raggiungimento della Pace vera tra gli uomini è possibile solo attraverso la disposizione della propria volontà verso il Bene, l’incontro e il perdono.

Questa indicazione “uomini di buona volontà” ci rimanda inoltre all’immagine evangelica e natalizia degli angeli che cantano sopra la grotta di Betlemme “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore” (Lc 2,14).

Telogia in pillole Claudio Daniele Teologo - La pace cristiana tra i popoli

La pace non è un semplice ideale ma è un dono

Si percepisce benissimo che la Pace non può essere un semplice ideale da professare e su cui si è tutti d’accordo, ma si tratta di una scelta concreta, autentica e nella visione cristiana la Pace è il dono che Dio ci ha fatto attraverso il suo Figlio Gesù definito “Re della pace”: 89.

«Queste nostre parole, che abbiamo voluto dedicare ai problemi che più assillano l’umana famiglia, nel momento presente, e dalla cui equa soluzione dipende l’ordinato progresso della società, sono dettate da una profonda aspirazione, che sappiamo comune a tutti gli uomini di buona volontà: il consolidamento della pace nel mondo.

Come vicario — benché tanto umile ed indegno — di colui che il profetico annuncio chiama il Principe della pace, (Cf. Is 9,6) abbiamo il dovere di spendere tutte le nostre energie per il rafforzamento di questo bene. Ma la pace rimane solo suono di parole, se non è fondata su quell’ordine che il presente documento ha tracciato con fiduciosa speranza: ordine fondato sulla verità, costruito secondo giustizia, vivificato e integrato dalla carità e posto in atto nella libertà».

Verità, giustizia, amore e libertà

Il sottotitolo del documento spiega poi il senso di tutto il discorso:

«Sulla Pace fra tutte le genti fondata nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà».

Si tratta di valori imprescindibili e fondanti la dimensione vitale della Pace che non può sussistere né tantomeno esistere, senza il riconoscimento della verità, la promozione della giustizia, la via dell’amore e il rispetto della libertà umana. La Pace in terra però si può attuare “solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio”, il Quale sin dall’origine del mondo, attraverso il suo atto creativo e ordinativo ha voluto passare dal caos delle origini al cosmo ordinato, facendo un’operazione che si potrebbe definire “sacra” ovvero che “separa per fare ordine”. La guerra, tutte le guerre non fanno altro che riportare il mondo, gli uomini e tutte le creature nel caos, in quanto generano solo morte e distruzione, per questo fu definita “inutile strage” da Papa Benedetto XV in piena prima guerra mondiale. Inoltre per la Scrittura la guerra è la conseguenza del peccato dell’uomo che non è più in grado di riconoscere l’altro come possibile alleato, ma lo considera solo come un pericolo, una minaccia, un ostacolo. Si comprende bene come la guerra sia un gesto assolutamente irrazionale, privo di ogni sensatezza ed è uno strumento che disumanizza l’uomo fino a distruggerlo. Allora la pace che non può essere solo una bella idea è una conquista quotidiana, un bene che va perseguito e coltivato, un’attitudine di vita che rende l’uomo più umano e più degno.

Il compito che affida il Papa

87. A tutti gli uomini di buona volontà spetta un compito immenso: il compito di ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà: i rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani; fra i cittadini e le rispettive comunità politiche; fra le stesse comunità politiche; fra individui, famiglie, corpi intermedi e comunità politiche da una parte e dall’altra la comunità mondiale. Compito nobilissimo quale è quello di attuare la vera pace nell’ordine stabilito da Dio.

88. Certo, coloro che prestano la loro opera alla ricomposizione dei rapporti della vita sociale secondo i criteri sopra accennati non sono molti; ad essi vada il nostro paterno apprezzamento, il nostro pressante invito a perseverare nella loro opera con slancio sempre rinnovato. E ci conforta la speranza che il loro numero aumenti, soprattutto fra i credenti. È un imperativo del dovere; è un’esigenza dell’amore. Ogni credente, in questo nostro mondo, deve essere una scintilla di luce, un centro di amore, un fermento vivificatore nella massa: e tanto più lo sarà, quanto più, nella intimità di se stesso, vive in comunione con Dio.

Infatti non si dà pace fra gli uomini se non vi è pace in ciascuno di essi, se cioè ognuno non instaura in se stesso l’ordine voluto da Dio. “Vuole l’anima tua — si domanda sant’ Agostino — vincere le tue passioni? Sia sottomessa a chi è in alto e vincerà ciò che è in basso. E sarà in te la pace: vera, sicura, ordinatissima. Qual è l’ordine di questa pace? Dio comanda all’anima, l’anima al corpo; niente di più ordinato”.

La Pace secondo il Vangelo

Per il Vangelo poi la Pace è l’essenza stessa del Cristo Risorto, il quale apparendo ai suoi apostoli li saluta con queste parole: “Pace a voi” seguite da una preziosissima indicazione “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo”. (Gv 20, 19-22). La Pace è dono del Risorto ed è espressione concreta dell’azione dello Spirito nella Chiesa e nel mondo. La Pace è Cristo risorto che sconfigge la morte, allora per il Vangelo la Pace rappresenta una vita rinnovata, trasfigurata che avendo conosciuto il buio e la desolazione della morte è chiamata ad annunciare questa speranza di vita per sempre con la propria vita, così infatti si conclude l’enciclica rivolgendosi a Gesù come una preghiera per invocare il dono della Pace:

90. […] Egli (Gesù Cristo) lascia la pace, egli porta la pace: “Pacem relinquo vobis, pacem meam do vobis, non quomodo mundus dat ego do vobis” (Gv 14,27).. Questa è la pace che chiediamo a lui con l’ardente sospiro della nostra preghiera.

91. Allontani egli dal cuore degli uomini ciò che la può mettere in pericolo; e li trasformi in testimoni di verità, di giustizia, di amore fraterno. Illumini i responsabili dei popoli, affinché accanto alle sollecitudini per il giusto benessere dei loro cittadini garantiscano e difendano il gran dono della pace; accenda le volontà di tutti a superare le barriere che dividono, ad accrescere i vincoli della mutua carità, a comprendere gli altri, a perdonare coloro che hanno recato ingiurie; in virtù della sua azione, si affratellino tutti i popoli della terra e fiorisca in essi e sempre regni la desideratissima pace.

Teologo

Claudio Daniele

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