Cammino sinodale

Guardando alle parole chiave proposte per il Sinodo

Guardando alle parole chiave proposte per il Sinodo, ne troviamo una che davvero ci aiuta nella comprensione del significato autentico del “prendere la parola” ovvero “partecipazione” che, non a caso, è anche posta al centro del logo sinodale. Così Papa Francesco definisce la partecipazione:

“Ecco dunque la terza parola, partecipazione. Comunione e missione rischiano di restare termini un po’ astratti se non si coltiva una prassi ecclesiale che esprima la concretezza della sinodalità in ogni passo del cammino e dell’operare, promuovendo il reale coinvolgimento di tutti e di ciascuno. Vorrei dire che celebrare un Sinodo è sempre bello e importante, ma è veramente proficuo se diventa espressione viva dell’essere Chiesa, di un agire caratterizzato da una partecipazione vera.

E questo non per esigenze di stile, ma di fede. La partecipazione è un’esigenza della fede battesimale. Come afferma l’Apostolo Paolo, «noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo» (1 Cor 12,13). Il punto di partenza, nel corpo ecclesiale, è questo e nessun altro: il Battesimo. Da esso, nostra sorgente di vita, deriva l’uguale dignità dei figli di Dio, pur nella differenza di ministeri e carismi. Per questo, tutti sono chiamati a partecipare alla vita della Chiesa e alla sua missione. Se manca una reale partecipazione di tutto il Popolo di Dio, i discorsi sulla comunione rischiano di restare pie intenzioni. Su questo aspetto abbiamo fatto dei passi in avanti, ma si fa ancora una certa fatica e siamo costretti a registrare il disagio e la sofferenza di tanti operatori pastorali, degli organismi di partecipazione delle diocesi e delle parrocchie, delle donne che spesso sono ancora ai margini. Partecipare tutti: è un impegno ecclesiale irrinunciabile! Tutti battezzati, questa è la carta d’identità: il Battesimo”. (Momento di riflessione per l’inizio del percorso sinodale, sabato 9 ottobre 2021)

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Partecipazione: “esigenza della fede battesimale”

Il Papa definisce la partecipazione come “esigenza della fede battesimale”: in quanto esigenza essa è davvero un desiderio autentico che abita il cuore dei fedeli, chiamati a prendere parte attiva nell’ambito di questo forte evento di Chiesa che è il Sinodo. La stessa parola partecip + AZIONE, contiene nuovamente un invito non solo alla condivisione di pensieri, idee e riflessioni, ma ad un agire reale, fattivo, concreto per l’edificazione del Regno di Dio e per portare avanti la missione stessa della Chiesa, di cui ogni battezzato è parte attiva ed integrante. Per prendere la parola, al di là delle peculiarità di carattere più o meno timido di ciascuno, comporta l’assunzione di un coraggio nell’annuncio, nel lasciarsi coinvolgere, nel poter esporre liberamente e con rispetto la propria opinione e/o posizione. Se vissuto in questo modo, l’incontro si trasforma in autentica condivisione che, nell’immediato, può aiutare ad aprire gli occhi sulla realtà, ad essere più attenti ai bisogni che la Chiesa oggi è chiamata ad affrontare e a cogliere. La Chiesa, di fatto, è costituita dai credenti che insieme ai ministri ordinati hanno il compito di parlare con parresia, ovvero con franchezza, non solo esponendo o lamentando ciò che non va, ma proponendo con speranza possibili strade da percorrere. Prendere la parola significa dunque avere uno sguardo propositivo e davvero “critico”, nel senso originale del termine greco “crisis”, ovvero essere capaci di “porre sotto giudizio”, non secondo la logica del criticare in senso negativo e distruttivo.

Gesù “Logos” del Padre

La riflessione del cammino sinodale sul significato del “prendere la parola” non può non riferirsi all’analisi evangelica riguardante Gesù – Lògos, ovvero “Parola” definitiva del Padre, che si fa carne. Il termine Lògos, nel Vangelo di Giovanni (così come abbiamo ascoltato nella Messa del giorno di Natale) può anche essere tradotto con “Verbo”. Questo significato indica un movimento, una dinamicità, una parola che non si limita solo ad essere presa e pronunciata, bensì una parola che si fa concretezza, realtà. In senso teologico si direbbe una parola “performatrice”, ovvero, nel momento in cui viene pronunciata si realizza, avviene, opera. Questo è un po’ il compito che siamo chiamati ad assumere nella condivisione all’interno dei vari gruppi parrocchiali. “Siamo qui perché ci spinge e ci guida un interrogativo di fondo: quel camminare insieme che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo che deve essere il modo d’essere della Chiesa, avendo anche il coraggio di riconoscere le ferite che ci portiamo addosso” (Dal documento preparatorio per il Sinodo).

Esigenza di riconversione sinodale

Si tratta di un chiaro messaggio di riconversione sinodale, con l’obiettivo di andare oltre, evitando il rischio di essere sopraffatti dall’insignificanza o dall’afasia, per sviluppare la capacità di dire una parola significativa che raggiunga le persone. Ricordiamoci che per poter “prendere” occorre anzitutto saper “accogliere” la parola: prendere la parola significa parlare con cognizione di causa, esprimere pensieri e riflessioni non, come si dice, buttate per aria, ma che abbiano aderenza con la realtà e che siano efficaci. Proprio come la Parola di Dio che, nel libro della Genesi, è così potente da creare tutto ciò che esiste, ecco perché “il Verbo era in principio presso Dio ed era Dio”.

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