Uomini e animali

Per un’etica della relazione e dei destini comuni

Autore: M.P. Faggioni – A. M. Giorgi / EDB, Bologna 2019
Uomin e animali per un'etica della relazione e dei destini comuni teologia in pillole

Sin dal titolo del testo Uomini e animali si evince l’evidentissima attualità del tema “animali” in particolare nella relazione che gli uomini oggi instaurano con essi. Il libro scritto dalla biblista Giorgi e dal bioeticista Faggioni, ci offre l’occasione per riflettere non tanto sulla situazione odierna circa il rapporto uomo-animale, bensì sull’importanza di tematizzare una sorta di “teologia degli animali” che vada a riscoprire il senso del rispetto e della cura a loro dovuti, proprio a partire dall’apporto che la Sacra Scrittura sin dall’Origine ci consegna.

Il testo è suddiviso in sei capitoli: si parte dall’analisi esegetico-biblica dei passi del libro della Genesi relativi al sesto giorno della Creazione, in particolare riprendendo il tema del peccato che ha macchiato non solo l’uomo nella sua singolarità, ma soprattutto in tutti gli ambiti della sua relazione con le creature, tutto ciò non ha però impedito a Dio di voler nuovamente stabilire un’Alleanza al fine di riportare un’armonia andata perduta.

Il secondo capitolo cerca di cogliere come l’uomo sia riuscito a convertire il suo cuore e a modificare il proprio atteggiamento nei confronti della Creazione, passando da un antropocentrismo che non considera la diversità radicale che intercorre tra uomo e altre creature, alla proposta di una cosmovisione cristiana che consideri il creato dono di Dio, quindi possessore di un alto valore ontologico che implica il comando del rispetto a cui l’uomo “signore del creato” è chiamato a sottostare, in quanto “Il Signore” per eccellenza rimane sempre e comunque Dio stesso.

Il terzo capitolo passa a considerare in maniera più precisa il rapporto uomo-animale cercando di inquadrare, in maniera sintetica, i termini della questione, analizzando alcune problematiche del dibattito attuale (filosofia animalista e zooantropologia) e concludendo con alcune linee di pensiero circa una riflessione teologica sugli animali capace di considerare anzitutto il riconoscimento della sacralità della vita come dono divino, con il conseguente dovere di rispettare la vita umana e animale, poiché questa rimanda al rispetto dovuto in primis a Dio datore della vita. Il tema della cura che chiama in causa la responsabilità umana che è invitata a riconoscere il valore intrinseco delle creature e sul rispetto degli animali in quanto esseri senzienti, ossia capaci di percepire dolore. In quest’ottica andrebbe riscoperto il valore dell’equilibrio che aiuterebbe l’uomo nel suo rapportarsi all’animale nel considerare ogni creatura per quello che essa è nella realtà naturale, per cui evitare di “umanizzare” gli animali che rischiano di trasformarsi in ridicoli “oggetti” di compiacimento umano. Il rispetto, di biblica memoria, impone il lasciare l’animale libero di esprimere il proprio istinto e soprattutto di vivere da animale così come Dio lo ha pensato e creato. Si tratta dunque di ripensare ad un nuovo paradigma nella riflessione del rapporto uomo – animale poiché oggi più che mai si tratta non solo di un semplice esistere gli uni accanto agli altri, bensì parliamo di una co-abitazione nel vero senso della parola. “La morale cattolica…propone l’idea di una scienza al servizio del bene integrale della persona, di un bene che non può mai essere disgiunto dal bene di quelle creature che coesistono con noi su questo pianeta e che ci sono state date dal Creatore come compagne nella quotidiana fatica di vivere” (p. 69).

Il capitolo quarto offre un tentativo di ripensamento rispetto al modo di rapportarsi con gli animali, cercando di sistematizzare da un lato il rispetto per la dignità animale, dall’altro i diritti-doveri dell’uomo nei suoi confronti, traendo spunti di riflessione proprio a partire dalla bioetica. Si passa così ad analizzare la questione dell’allevamento, il tema spinoso legato al cibarsi di carne animale con l’idea centrale che “pietà, rispetto, saggezza dovrebbero portarci, perciò, a limitare il consumo di carne – sia quella pescata e cacciata sia quella proveniente dall’allevamento – per sviluppare uno stile alimentare più salutare, più equilibrato e più pacifico” (p.82).

Un paragrafo è dedicato alla ricerca scientifica che ancora oggi continua ad usare come cavie diversi animali, così anche le biotecnologie e gli xenotrapianti: gli autori invitano alla moderazione e all’evitare il più possibile inutili dolori e sofferenze per gli animali. Il capitolo si conclude con una breve riflessione circa il rapporto di divertimento, istruzione e compagnia degli animali, sottolineando come non sia assolutamente opportuno e nemmeno rispettoso imporre ai nostri compagni animali dei comportamenti che non corrispondono alla loro natura. La proposta della riflessione teologica sembra andare nella direzione di considerare la relazione uomo-animali a servizio del BENE autentico di entrambi, poiché ogni vita è frutto del dono creativo di Dio.

Il capitolo quinto riprendere in maniera più analitica ed approfondita il tema del rispetto della vita di ogni creatura così come narrato dalla Sacra Scrittura e presenta i principali animali che compaiono nelle varie narrazioni sia dell’Antico Testamento che del Nuovo Testamento.

L’ultimo capitolo traccia alcune piste di riflessione per un ripensamento teologico. Lo sguardo è spinto oltre la dimensione terrena, verso l’escaton, il compimento, alla luce dell’evento pasquale. Attraverso il contributo della Parola di Dio, l’esempio di alcuni Santi (primo fra tutti San Francesco d’Assisi) e la riflessione di alcuni teologi, il testo ci rimanda ad una nuova considerazione degli animali. Il discorso si concentra sul tema paolino e apocalittico della Nuova Creazione in Cristo: secondo tale prospettiva tutta la Creazione, per opera di Cristo, sarà elevata ad una pienezza di Gloria, che non escluderà nessuna creatura; solo così “i cieli e la terra nuova” saranno realmente compiuti. Il testo si conclude con un richiamo molto importante circa l’eccedenza dell’uomo rispetto all’animale, soprattutto in riferimento all’anima. È vero che la parola “anima” è compresa all’interno del sostantivo “anima-le” e ciò fa riflettere circa il fatto che “con il termine anima noi ci riferiamo alla realtà profonda e essenziale di ciascun essere. Ogni singolo vivente possiede il suo soffio vitale, quel miracolo biologico che chiamiamo vita, e ogni vita rimanda al Vivente, fonte di ogni vita. […] quando parliamo di anima spirituale, vogliamo riferirci a questa eccedenza dell’essere umano rispetto alla semplice animalità” (p.175).

L’invito finale degli autori, su ispirazione di San Francesco d’Assisi è quello per l’uomo di “fare ordine” sia dentro che fuori di se, ossia nella dimensione della relazionalità umana e animale: ciò comporta la ristabilizzazione di quell’equilibrio relazionale e originale attestato dal racconto biblico della Genesi e ribadito con forza dalla rivelazione apocalittica sulla fine dei tempi. Certi che “quando verrà il suo Regno, esattamente non lo sappiamo, ma sappiamo che ci accoglierà tutti fra le sue braccia perché nulla si perda di ciò che egli ha creato, salvato e redento per mezzo del Figlio” (p.185).

Claudio Daniele

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