La conoscenza e dimostrazione della natura ed esistenza divina

Teologia naturale: una riflessione tra natura ed esistenza di Dio.

La riflessione della teologia trae origine proprio dall’analisi relativa alla natura ed esistenza di Dio. La teologia naturale, ovviamente, è di chiara matrice filosofico-metafisica, poiché si fonda principalmente sulla ragione umana che è in grado di cogliere l’essenza profonda del divino, ovvero la sua ontologia.

La teologia naturale pone le sue basi sulla conoscenza naturale del divino parte dalle creature per arrivare al Creatore, per cui si tratta di un sapere che deve tenere in conto il limite, connesso all’ontologia creaturale di riferimento.

Questa argomentazione, a ben vedere, si colloca in linea con la cosiddetta teodicea (di cui sono descritte alcune caratteristiche in una news dedicata), e spesso, le due formulazioni di teologia naturale e teodicea vengono fatte coincidere, oppure risultano dei sinonimi, che si possono utilizzare indifferentemente, nell’ambito del lavoro sistematico di ricerca. Si potrebbe dire che si tratta del lavoro primario per eccellenza del pensiero teologico, chiamato proprio ad indagare precisamente su Dio, oggetto primario di riflessione. Uno dei principali teologi che ha elaborato il concetto di teologia naturale è senza ombra di dubbio San Tommaso d’Aquino.

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Le cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio

Nella Summa Teologica I, q. 2, a. 3, San Tommaso elabora una sorta di percorso alla scoperta e conoscenza di Dio, attraverso cinque vie per raggiungere e affermare l’esistenza di Dio:

  • La prima e la più evidente si deduce dal moto. È infatti certo, e lo constatiamo coi sensi, che nel mondo alcune cose si muovono. Ma tutto ciò che si muove è mosso da altro. Infatti, tutto si muove in quanto potenza rispetto a ciò verso cui si muove, ma qualcosa muove in quanto atto, giacché il movimento non è altro che condurre qualcosa da potenza ad atto: il che non può avvenire se non per un essere che è in atto: come il caldo in atto, cioè il fuoco, fa sì che il legno, caldo solo in potenza, divenga caldo in atto, e in questo modo lo muove e lo trasforma. Infatti non è possibile che una cosa sia la stessa in atto e in potenza nel medesimo stato, ma solo in stati diversi: ciò che è caldo in atto non può contemporaneamente esserlo in potenza, ma sarà invece freddo. Quindi è impossibile che una stessa cosa nella stessa condizione sia movente e mossa, ovvero che muova se stessa. Dunque, tutto ciò che si muove dovrà essere mosso da altro; e questo da altro ancora. Tuttavia questo non è un procedere all’infinito, perché in tal caso non vi sarebbe qualcosa che si muove per primo, e di conseguenza non vi sarebbe nemmeno qualcosa che muove qualcos’altro, in quanto provoca per secondo il movimento, lo fa solo in quanto mosso da un primo motore, così come il bastone non si muove se non perché è mosso dalla mano. Dunque si dovrà arrivare a un primo motore che non è mosso da nessuno: e tutti comprendono che questo è Dio.
  • La seconda via deriva dal concetto di causa efficiente (…).
  • La terza via è desunta dal possibile e dal necessario, ed è questa. Tra le cose troviamo quelle che possono essere e quelle che non possono, poiché si trovano cose che possono nascere e corrompersi, e quindi che possono esistere o non esistere. E’ impossibile che tali cose siano per sempre, in quanto ciò che può non essere, in qualche tempo non è. Se pertanto tutte le cose possono non essere una volta non ci fu nulla nella realtà. Ma se questo è vero, non vi sarebbe nulla nemmeno ora, poiché ciò che non è, comincia a essere solo in virtù di qualcosa che è; se pertanto non vi fosse stato un ente, nulla sarebbe potuto cominciare ad essere, e nulla ora sarebbe, cosa questa evidentemente falsa. Ne consegue che non tutti gli enti sono possibili, ma dovrà essere nella realtà qualcosa di necessario, Ora, ogni cosa necessaria o ha la causa della sua necessità altrove, o non l’ha; non è comunque possibile procedere all’infinito nelle cose necessarie che hanno da altro la causa della propria necessità, come nelle cause efficienti, e ne sono state date le prove. Dunque dovremo di necessità supporre un essere necessario per sé, che non abbia da altro la causa della sua necessità, e sia invece causa di necessità per le altre cose; questo essere tutti dicono che è Dio.
  • La quarta via si va derivare dalla gerarchia che si riscontra nelle cose (…).
  • La quinta via si deduce dall’ordine delle cose. Vediamo infatti che alcune cose mancanti di conoscenza, cioè i corpi materiali, operano per un fine: ciò appare dal fatto che sempre o quali operano allo stesso modo per raggiungere la perfezione, quindi è evidente che giungono al fine non per caso bensì per un condizionamento. Ma le cose che non hanno conoscenza non tendono al fine se non dirette da qualcuno che possiede conoscenza e intelletto, come la freccia che è scagliata dall’arciere. Quindi vi è un essere intelligente, da cui tutte le cose create vengono indirizzate a un fine: questo essere diciamo che è Dio.

Cinque prove teologiche

Come si può comprendere si tratta di cinque argomentazioni di carattere filosofico-teologico, che intendono spiegare e provare non solo l’esistenza di Dio ma la sua natura. Queste piste di riflessione si potrebbero identificare come:

  1. La prova cosmologica – Dio origine del moto, che rimanda al famoso “Primo Motore Immobile” di aristotelica memoria.
  2. La prova causale – Dio come causa efficiente
  3. La prova necessitante – Dio come causa necessaria
  4. La prova perfezionante – Dio come causa perfetta
  5. Prova teleologica – dal greco tèlos che significa fine, ovvero Dio come causa finale.

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