Teologia politica: ricomprensione etimologica
Dal greco pòlis che significa letteralemente “città”
Oggi, quando si sente parlare di “politica”, immediatamente balza alla memoria l’immagine di coloro che rappresentano il potere governativo di un Paese, oppure di questioni legate all’appartenenza ad un determinato schieramento-gruppo politico.
La politica, insomma, rimanda all’immagine del politico, ossia di colui che viene così identificato dai mass-media e dalla società in generale. In realtà la parola “politica” è di origine antichissima e risale all’epoca dei greci, identificata come era della pòlis. Infatti, il termine deriva proprio dal greco pòlis che significa letteralmente “città”.

La questione greca della “polis”
La parola dunque concerne in primis la “gestione della città”. Anche la filosofia si è occupata di questo aspetto fondamentale del vivere comune e della questione dell’appartenenza attiva da parte del cittadino (abitante della pòlis), alla vita della città.
La teologia politica recupera da parte sua proprio questo significato originario, assumendo un’apertura nei confronti della dimensione politica dell’esistenza umana, senza la quale l’antropologico sarebbe mancante di un aspetto fondamentale del suo essere sociale.
La teologia politica di Metz
A questo proposito, abbiamo il contributo autorevole del teologo J. B. Metz, secondo il quale la teologia politica rappresenta un guadagno da parte del discorso teologico, con lo scopo di recuperare un forte aggancio alla dimensione sociale, evitando di ridurre il cristianesimo ad una semplice religione privata ed individualizzata.
Questa riflessione si colloca pienamente nell’ambito di analisi sul rapporto tra fede e politica, portata avanti dallo stesso Concilio Vaticano II. In particolare riproponendo uno sguardo sulle “cose ultime” (in senso teologico “escatologia”), pone sotto giudizio critico ogni realtà umana penultima, compresa la politica, denunciandone le sue eventuali assolutizzazioni, senza ridurre la riflessione teologica ad una specie di politicizzazione diretta della fede.
Come si può comprendere allora il dato politico può essere studiato, compreso e valutato evitando l’esclusivo riferimento a categorie e contenuti di stampo prettamente teologico, ad es. la categoria teologica del “Regno di Dio” che potrebbe essere di valido aiuto per una rilettura della realtà politica. In questo modo si evita il rischio ingenuo di dedurre l’etico (a cui spetta l’ambito della politica) dal teologico.









