Teologia in pillole: spiritualità e mistica

Una riflessione sul fenomeno del legame profondo con il divino

Santa Teresa di Lisieux insieme ad altri Santi e Sante definiti “mistici”, ebbe il grande merito di far comprendere come l’esperienza spirituale profonda, autentica non sia da considerarsi un capitolo straordinario della vita cristiana, bensì sia da ritenersi come la normalità. Ciò significa che l’obiettivo non è tanto quello di cercare la straordinarietà, quanto piuttosto l’autenticità del fenomeno.

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Il rapporto tra mistica e ascetica

Alla luce di questi dati, i teologi sono riusciti a situare in modo più corretto il problema dell’unità della vita cristiana, ponendosi la domanda sul rapporto che intercorre tra momento mistico e momento ascetico. La tesi tradizionale li considerava separati, con un prevalere dell’ascetico sul mistico. Per fortuna ci si è accorti che non è possibile vivisezionare l’esperienza spirituale, distinguendo tra esperienza ascetica da un lato e mistica dall’altro, poiché in tutto il cammino spirituale vi è la componente ascetica e in tutti gli stadi della vita spirituale esistono già elementi che sono ascrivibili al momento mistico. Da questo si deduce come sia più corretto parlare di esperienza cristiana o meglio ancora di teologia spirituale e non di ascetica e/o mistica. Quest’ultimo aggettivo è un termine più biblico, poiché nella Bibbia non esiste l’espressione “mistico”.

Il contributo del teologo Balthasar

Il teologo H.U.V. Balthasar in un’opera dedicata proprio a Santa Teresa di Lisieux dal titolo “Sorelle nello Spirito. Teresa di Lisieux ed Elisabetta di Digione” elabora questa tesi di fondo: il Santo è un’esistenza teologica e nel Santo c’è la riconciliazione tra spiritualità e teologia. La Santità vissuta è una vera e propria esegesi della Rivelazione, della Parola di Dio. Dunque il Santo non deve solo interessare l’agiografia, ma anche la teologia. Gli scritti dei Santi vanno dunque interpretati dai teologi, per cui non si parte da affermazioni teoriche riguardanti la Parola di Dio, o concetti astratti, ma dall’esperienza cristiana.

Il Santo come “luogo teologico”

Da questo punto di vista il teologo dovrebbe riuscire a cogliere la forma soprannaturale, ovvero ciò che riguarda la missione del Santo nella Chiesa e dunque il suo carisma. Tutto questo al di là delle realizzazioni storiche limitate del Santo e il suo modo di incarnare il cristianesimo, che sicuramente è autentico, ma mai esaustivo. La figura del Santo diventa così “luogo teologico”, proprio come la Scrittura che trasmette la rivelazione, e come la Tradizione che aiuta a cogliere i vari segni dei tempi con il dato rivelato.

Teologo

Claudio Daniele

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