Lettere paoline: un’autentica trattazione sulla coscienza
La coscienza in dialogo con la cultura del tempo
Per il Nuovo Testamento l’identità morale dell’uomo acquisisce, nell’esperienza religiosa storico- salvifica della morte e Risurrezione di Gesù, una sovranità liberante unica, che deve se stessa all’amore di Dio. Gli scritti neotestamentari non conoscono, al di fuori degli Atti degli Apostoli e della letteratura epistolare, un termine specifico per la coscienza. Essi sono una diretta descrizione dell’azione compiuta da Dio nella persona, predicazione e destino di Gesù, e non più nella storia del popolo. Al centro sta il dramma della vita di Cristo per cui la reazione degli uomini diventa secondaria. Tuttavia S. Paolo utilizza il termine syneidesis nel senso culturale del tempo, ma anche come un equivalente della pistis (“fede”: Rm 14,24), ossia l’autocoscienza centrale dell’uomo che conosce e agisce e che vive nella libertà della relazione con Cristo (Gal 5,1).

L’originalità del termine syneidesis
La parola syneidesis viene reso in latino con conscientia. Resta da verificare se la traduzione latina rappresenti con fedeltà il significato originale, oppure implichi un suo contenuto specifico attribuibile all’origine dalla cultura forense, come per lo più si ritiene.
A questo proposito occorre richiamare la seguente specificazione al riguardo: «Solitamente esso è tradotto con ‘coscienza’; ma non coincide del tutto con ciò che si intende sotto questo termine nella teologia successiva (già presso i Padri della chiesa) e (pur con varie differenze) nell’etica attuale…» (R. SCHNACKENBURG, Il messaggio morale del Nuovo Testamento. I primi predicatori cristiani, in «Supplementi al Commentario teologico del Nuovo Testamento», Vol. II, Paideia, Brescia 1990, 64). Occorre notare che in Rm 13,5 e 1Cor 10, 25-29 il termine syneidesis è inserito all’interno dell’espressione diá tén syneidesin, tradotta in italiano con “per ragioni (motivi) di coscienza”.
La coscienza come istanza superiore che abita l’interiorità umana
Paolo attinge dunque questo termine sotto l’influsso di un contesto culturale in evoluzione continua, basti pensare alla sinagoga ellenistica, nonché all’ambito popolare della riflessione morale segnata anche dalla filosofia stoica. Infatti la syneidesis indica un’istanza interiore presente nell’uomo che, in quanto indipendente da esso, si presenta come testimone autonomo, che giudica e valuta il comportamento da esso liberamente scelto ed assunto. Le sue indicazioni sono sempre da seguire, e la si può definire come buona o cattiva, attribuendole una connotazione religiosa.









