La chiamata dei credenti a vivere secondo la legge dello Spirito

Gli uomini sono liberati dalla legge del peccato e della morte

Nella lettera ai Romani (Rm 8, 2), S. Paolo afferma che gli uomini sono liberati dalla legge del peccato e della morte ossia da quel sistema in cui la legge esterna è a servizio del peccato. Di fronte a ciò i cristiani sono chiamati a vivere secondo la legge dello Spirito che comunica la vita ed è la “vera” legge.

Quando S. Paolo parla della legge, senza alcuna connotazione esplicita, fa riferimento alla legge mosaica a cui egli si oppone con tenacia poiché fatta di prescrizioni e precetti. La legge in sé stessa è cosa santa e buona, sostiene S. Paolo, ma Cristo ha posto dei limiti all’autorità della legge mosaica. Infatti lo scopo della legge è dare agli uomini la conoscenza del peccato senza dare la forza, né la capacità di sconfiggerlo: ecco perché Cristo per il fedele diventa il termine della legge.

La considerazione paolina aveva a suo fondamento la convinzione assolutamente certa per cui la legge mosaica non poteva essere obbligante per i cristiani. I missionari cristiani non dovevano aspettarsi che i convertiti dal paganesimo accettassero anche la legge mosaica; una simile richiesta avrebbe costituito un grande ostacolo per la fede, rendendola addirittura impossibile. S. Paolo lotta affinché i cristiani che aderivano all’annuncio evangelico fossero liberati da tali prescrizioni.

Il rapporto tra libertà e legge teologo claudio daniele teologia in pillole

La concezione estremistica della libertà

Al tempo delle prime comunità paoline si era insinuata un’interpretazione esasperata ed estremistica della libertà (Cfr. 1Cor 6) e i sostenitori di tale teoria affermavano che tutto era lecito e si sentivano liberi non solo di mangiare qualsiasi cibo ma anche di intrattenere relazioni sessuali disordinate e fuori dal matrimonio. S. Paolo, da parte sua, per far comprendere tale problematica sostiene che essi non sanno distinguere tra corpo e stomaco e che il corpo è del Signore, per cui tutto diventa lecito nel momento in cui il fedele è di Cristo. La liceità è legata indissolubilmente all’appartenenza al Signore, per cui il cristiano è chiamato a dominarsi, evitando l’immoralità che devasta l’uomo in quanto tempio dello Spirito. Inoltre viene ribadito il fatto che occorre tenere presente la volontà di Dio, glorificandolo a partire da ciò che si è nel corpo e avere un atteggiamento relazionale che coinvolge il cristiano nella sua complessità. Il corpo dunque partecipa a questa oblatività totale della vita consegnata a Dio. Se i cristiani non sono più soggetti alla legge mosaica non significa che sono esonerati dalla legge di Dio (1Cor 9, 21), bensì essi sono tenuti all’osservanza dei comandamenti, che sono considerati dall’Apostolo delle genti, distinti dalle innumerevoli prescrizioni mosaiche (1Cor 7, 19) e portatori di un contenuto sempre concreto per l’agire nella storia.

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Claudio Daniele

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