Ascoltare: la fede nasce dall’ascolto

Alle origini del cristianesimo, risuonava spesso il motto latino “fides ex audito”

La parola chiave dell’ascolto è quella che attraversa tutte le nove tematiche offerte alla riflessione, all’interno dei vari ambiti ecclesiali, coinvolti nella sfida del Sinodo. Si tratta di un modo di relazionarsi così trasversale, poiché ha a che fare in maniera precisa e coerente con la dinamica stessa della fede.

Alle origini del cristianesimo, risuonava spesso il motto latino “fides ex audito”, ripreso dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 10, 14-17), che significa proprio che la fede nasce dall’ascolto. Fede e ascolto risultano essere un binomio inscindibile poiché l’una nasce, si sviluppa e si nutre a partire dall’altra e viceversa. In particolare la fede, intesa come dono, è attivata proprio dall’ascolto della testimonianza di chi già crede. A sua volta la fede di chi è già credente, si nutre dell’ascolto assiduo della Parola di Dio e insieme della celebrazione dei Sacramenti.

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Obbedire significa dipendere da un altro

A ben vedere, ascoltare non significa semplicemente sentire bene, avere buoni orecchi, bensì è sinonimo di obbedienza (dal greco: upò + akoè). Chi obbedisce è colui che è capace di mettere in pratica, in atto ciò che ha udito, quindi è in grado di compiere la volontà di Dio nella sua vita. Si tratta di un alto livello di ascolto e di fede, ecco perché si sente parlare spesso di “obbedienza della fede”.

Obbedire significa stabilire un patto di fiducia verso l’altro, per cui “dare ascolto”, “dare retta” è diverso dal semplice “ascoltare”. Dare ascolto rappresenta un dono che si fa all’altro, assumendo le sue parole come potenzialmente normative per la mia esistenza. Di conseguenza, saper ascoltare sul serio l’altro implica un’attitudine di pazienza, disponibilità, attesa, accoglienza e generosità. Non è facile ascoltare in quanto si tratta di un atto di vera adesione all’altro, facendolo sentire parte integrante della Comunità; oppure, se non credente, facendo trasparire il carattere ospitale della Chiesa che oggi più che mai è chiamata ad interrogarsi su se stessa, sul futuro, su come è possibile ancora annunciare il Vangelo della Salvezza. Dall’ascolto si genera dunque l’annuncio, all’interno di un circolo virtuoso poiché l’annuncio autorevole ed efficace, a sua volta, richiede ascolto, ossia adesione fiduciale. Questa convinzione è ben radicata nella cultura dell’antico popolo ebraico: i fedeli ebrei, ancora oggi, quando pregano recitano a memoria una preghiera tratta dal libro del Deuteronomio e che inizia con “Ascolta Israele…” (Dt 6, 4-9). Si tratta non semplicemente di un invito alla preghiera, bensì di uno stile di vita del fedele improntato all’ascolto della voce di Dio che, ancora oggi, risuona nelle voci, nei volti, nelle esperienze delle persone che ciascuno può incontrare lungo il cammino della propria esistenza. Solo così, come si augurava alcuni anni prima, lo stesso Papa Francesco, l’ascolto autentico saprà:

“far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani…” (Discorso all’inizio del Sinodo dedicato ai giovani – 3 ottobre 2018).

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Claudio Daniele

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