Quanto è successo con l’emergenza COVID 19 ha fatto riscoprire la fede? Oppure ha reso gli uomini ancora più “aridi” da questo punto di vista?
È luogo comune pensare che in momenti di debolezza, di crisi, di disperazione l’essere umano sia portato a recuperare o riscoprire la fede come ancora di salvezza, perché davvero la paura che lo attraversa è così tanta, che sente il bisogno di rifugiarsi in Dio.
Il pronunciamento di Papa Francesco
A tale proposito mi paiono molto chiare le parole che lo stesso Papa Francesco ha pronunciato durante la preghiera e la benedizione Urbi et Orbi di venerdì 27 marzo 2020 di fronte a una piazza S. Pietro deserta, ma con 11milioni di persone in collegamento attraverso i vari sistemi di comunicazione:
“Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Signore ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esiste, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gal 2, 12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri.
Riscoprire la fede dunque non può essere considerata una semplice scappatoia, ma una scelta seria di responsabilità. Viviamo un momento di prova, un tempo che potremmo definire “sospeso”, una sosta forzata che, nella sua rigidità, può diventare spazio di preghiera, di meditazione seria sulla fragilità della nostra esistenza e sul senso della vita e della morte, alla luce della fede.

La religione si è adeguata alle imposizioni richieste dall’emergenza
La religione fa parte dell’essenza stessa dell’umanità, per questo motivo accompagna la storia dell’uomo in tutte le epoche. Questo dato ci conferma il fatto che la religione è compagna delle vicende umane, non può essere diversamente. Nell’ottica poi del cristianesimo la stessa Chiesa viene definita “esperta in umanità” (cfr. San Paolo VI, Populorm progressio), per cui questo sta a significare il grande valore umano che la religione è chiamata anzitutto a tutelare e preservare. Non è dunque corretto dire la religione si adegua alle imposizioni, ma che la religione accoglie le imposizioni perché le riconosce e le condivide in quanto necessarie per la salvezza dell’umanità.
La salvezza: obiettivo comune nella sconfitta del male
Il tema della salvezza è infatti uno degli elementi qualificanti ogni religione e proprio la questione dell’emergenza del COVID 19 ci può davvero aiutare a comprendere meglio cosa significhi questo.
Guardando alla traduzione latina del termine virus scopriamo che significa “veleno” e stiamo proprio constatando tutti che la realtà è proprio così, e l’obiettivo di tutti, a partire dai governati, dai medici, dai volontari ecc. è quello di far sì che questo male venga contenuto e che si possano salvare più persone possibili.
La salvezza non è solo un termine religioso perché nel suo significato originale da salus vuol proprio dire “salute” ecco che allora l’obiettivo comune dell’umanità e della religione è quello di far sì che il male venga sconfitto e così tutti possano essere salvati, ovvero trionfino la vita e la salute: religione e umanità sono dunque alleate in questa battaglia.
La religione alleata dell’umanità
In questo senso positivo, la religione si dimostra di essere “moderna” ossia attenta alle esigenze attuali che l’uomo si trova ad affrontare, soprattutto quando queste esigenze sono inedite e inaspettate. Inoltre la religione non potrà mai cambiare la sua essenza profonda, che in ogni credo va a coincidere con la piena realizzazione dell’essere umano, detto in parole più semplici: l’obiettivo di ogni religione è proprio quello di condurre gli uomini ad una vita piena e felice, ecco perché è fondamentale il combattimento contro il male, in qualunque modo esso si manifesti.









