I principali contenuti dell’agire morale cristiano
La concretezza e pertinenza dell’insegnamento paolino
Occorre sottolineare anzitutto la natura pratica e concreta dei precetti morali che vanno a toccare l’ambito della coscienza nel suo rapporto con gli eventi e le relazioni umane (ossia l’incontro delle coscienze).
Lo stesso San Paolo parla senza scrupoli né paure di molti ordini, vie e tradizioni, non si accontenta di fare semplici esortazioni morali di carattere generale, ma si sforza di essere il più concreto possibile (es. in 1Cor 7 il problema dei matrimoni misti col privilegio della fede).
San Paolo dimostra di essere pertinente e concreto, non vuole lasciare l’identificazione di azioni buone o cattive all’immaginazione o intuizione dei cristiani, per cui fa riferimento ad una comunità ecclesiale che è normativa, non lascia solo spazio alla coscienza personale. A questo proposito emerge l’importanza di una considerazione della coscienza come non lasciata a sé stessa, ma in un certo senso, accompagnata nel suo cammino di discernimento dalla comunità chiamata ad evangelizzare, partendo dalla pazienza nell’ascolto della realtà presente.

La morale cristiana dialoga con la saggezza morale comune
Le esortazioni morali della comunità primitiva non si propongono di essere originali, ma assimilano molto materiale della tradizione e lo trasformano, anzi utilizzano la saggezza morale comune (Gal 5) in cui erano già presenti elenchi di virtù e vizi (si veda ad es. l’appellarsi a tradizioni e fonti extra bibliche cfr. Rm 2 in cui S. Paolo fa comprendere come sia possibile una conoscenza naturale di Dio con la ragione indipendentemente dalla legge mosaica), proprio come è chiamata a fare l’attuale riflessione teologico-morale anche per la questione della coscienza in cui occorre lasciarsi interpellare dalle varie formulazioni psicologiche, filosofiche, culturali e sociali per fare sintesi e rilanciarne con forza il senso cristiano.
Ovviamente, l’adozione di insegnamenti di origine non cristiana non avviene in modo selettivo per ottemperare alle esigenze del Regno di Dio e della nuova vita in Cristo, ma un ruolo determinante è affidato al discernimento da parte della comunità ecclesiale. Per cui il credente non è mai presentato come una coscienza solitaria, dinanzi alla confusa complessità delle scelte morali, ma è sempre il contesto comunitario-normativo ad aiutarlo nella conoscenza di ciò che egli deve o non deve fare.
Orientare la vita in senso cristiano
In particolare S. Paolo non lascia il credente alla semplice improvvisazione o a una scelta soggettiva che lo estranea dalla comunità.
Tutto questo conferisce autorevolezza ai toni così perentori di alcuni ammonimenti, ad esempio quando S. Paolo impartisce ordini che rimanda direttamente a Dio, non a sé stesso, quindi non semplici consigli, ritenendo che alle sue direttive non si possa opporre alcun rifiuto: «Quanto scrivo è comando del Signore» (1Cor 14,37). I contenuti dell’insegnamento morale inoltre richiedono ai convertiti di abbandonare i comportamenti vergognosi (facilmente ammessi dalla società pagana) per riorientare la propria esistenza in senso cristiano (1Cor 6).









