La Croce nella liturgia e nella tradizione cattolica
L’Esaltazione della Santa Croce e il ritrovamento di Santa Elena
Questa antica invocazione, detta anche giaculatoria, richiama una forma devozionale nei confronti della croce, particolarmente significativa e la interpreta non più come semplice richiamo al dolore, al patibolo e alla morte, ma come simbolo di Speranza. L’inno “Vexilia Regis prodeunt”, composto da Venanzio Fortunato nel 568 in onore della reliquia della croce che l’imperatore d’Oriente Giustiniano II donò ai monaci di Poitiers, esalta il segno della croce come un paradosso: da strumento di tortura e sofferenza, si trasforma nell’unica speranza della vita. Solo la fede nel Gesù Crocifisso Risorto può offrire la chiave di lettura di quello strumento di dolore, rivelandolo come evento glorioso e dono di grazia.
La Chiesa Cattolica, sin dalle origini, ha venerato la croce conferendole addirittura delle specifiche ricorrenze liturgiche, attualmente ancora celebrate, come ad esempio la festa dell’Esaltazione della Santa Croce (14 settembre), che ricorda la cosiddetta “invenzione della S. Croce” ovvero il ritrovamento della Vera Croce di Cristo, da parte di Santa Elena a Gerusalemme. A partire proprio da questo avvenimento storico-leggendario, inizia anche il culto alle reliquie della croce, che tutt’oggi sono custodite in varie chiese nel mondo. Nelle raffigurazioni simboliche, spesso la croce viene portata in trionfo nel cielo da alcuni angeli, e le stesse formule liturgiche riportano queste affermazioni latine: Hoc signum crucis erit in caelum quando Dominus ad judicandum venerit, (Questo segno della croce sarà nel cielo, quando il Signore verrà a giudicare [la terra]).




