Il ruolo specificatamente teologico di mediazione culturale
La Teologia possiede un ruolo di mediazione culturale
La Teologia possiede un ruolo di mediazione culturale che può essere efficace nel dialogo con le altre discipline, solo se chi ne veicola il pensiero è capace di essere portatore di Sapienza. Partiamo dal significato della parola “sapienza” che deriva da due distinti verbi latini sapère e sàpere. A seconda dell’accento il significato è differente e, allo stesso tempo, inclusivo. Nel primo caso sapère riguarda il conoscere dal punto di vista speculativo, mentre nel secondo caso sàpere significa “dare-avere sapore”, ovvero conferire gusto. Il paragone tra sapere e gustare risulta particolarmente significativo, poiché in questo modo il teologo si configura come colui che è capace di offrire gusto-senso all’esistenza propria e a quella dei suoi interlocutori. Il suo dunque risulta essere un ruolo sapienziale che consente l’armonizzazione delle varie conoscenze che possiede.

La fede come sapienza
La fede stessa (come attesta la Bibbia) non è un puro sentimento o adesione fiduciale, ma è una conoscenza di tipo esperienziale, un incontro, una relazione che mette in movimento la libertà umana.
La fede dunque si configura come sapienza capace di offrire un senso ulteriore all’esistenza umana. Il teologo come “sapiente” è chiamato ad acquisire tale sapienza attraverso lo studio, la ricerca, il dialogo con i saperi altri, grazie ai quali può sviluppare un autentico pensiero critico (da crisis ovvero “porre sotto giudizio”) e riflessivo. La sapienza in questo caso non è solo la sophìa, tanto amata dai filosofi, ma è il dono dello Spirito Santo che aiuta a considerare ogni realtà alla luce della Rivelazione, custodita nella Scrittura.
